Il Pacco Regalo (Racconto)
4.
Era una notte calda, afosa. Le strade deserte erano illuminate da lampioni circondati dalla foschia. Le squillo passeggiavano solitarie, avanti e indietro su di un marciapiedi sbrecciato. La luna era alta nel cielo. Brillava come un faro. Diglielo. L’animo di Mauro era in tormento. Non ce la faceva ad essere considerato solo un tappa buchi.
- La nostra è solamente una affettuosa amicizia…
Un’altra pugnalata di quel genere e Mauro le avrebbe detto addio. Piangere per una notte era niente in confronto all’umiliazione di essere considerato poco più di un pezzo di carne da gustare.
- Perché tu non fai come gli altri?
Dovrei fregarmene di te? Dovrei andare a letto con te per qualche notte e, poi, smettere di vederti? Eppure non volevi più uscire con il tuo ex… Non puoi chiedermi questo. Se mi vuoi fare del male, allora, sparami con un calibro dodici in pieno petto.
- A volte vorrei ricominciare tutto…
Mauro era confuso, perso, incapace di esprimere il più semplice concetto. Il suo cuore era ferito, il suo animo era stato recluso in una gabbia di acciaio e cemento. Attorno a lui erano apparse sbarre alte quanto un grattacielo e i suoi occhi non erano più in grado di vedere la pallida luce delle stelle. Ormai era costretto a guardare la strada grigia e senz’anima. Stava piangendo ma i suoi occhi rimanevano asciutti come la sabbia del deserto. Non vedeva l’ora di trovarsi sotto casa sua, di lasciarla davanti alla porta, di sparire per sempre. Era stato un errore, uno sbaglio doloroso e irresponsabile. Non avrebbe mai dovuto invitarla ad uscire.
- Ti sto torturando?
Si. Mauro si trovava sotto tortura. Il suo boia era vestito di rosso, somigliava ad un cuore spezzato.
- Ciao… Buonanotte.
Un bacio. Dolce, magico, unico - Ciao. - Mauro prese il sentiero del ritorno. Voleva morire. Chi sei Sally? Hai il potere delle streghe, puoi soggiogare un uomo con così poco? Come hai fatto? Come è possibile? Mauro sentiva il cuore mentre pulsava come un indiavolato. Si rendeva conto che i suoi sogni erano stati spezzati, infranti su di una grossa montagna di granito. Ora, piccole gocce di sangue color ocra, tingevano la sua anima di dolore.
Ormai l’aveva persa. Quello era stato un addio silenzioso.
Con un dito comandò al proprio finestrino di scendere nello sportello, parcheggiò l’auto a lato della strada e, si affacciò in modo da poter osservare il santuario che dominava la città.
Rimase in silenzio per qualche istante. Un soffio di vento, il lamento solitario di una civetta, il rumore di un auto lontana, poi, nulla.
Fine.